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mercoledì 16 gennaio 2008

Un ponte per la cultura



Un passaggio collegherà la Magliana all’Università di San Paolo


Quando si parla di crescita delle periferie. Due quartieri, Magliana e San Paolo, un ponte che li metterà in comunicazione. La diversa crescita urbana di due zone comunque confinanti, troverà sul ponte quel punto d’incontro che ci voleva. Il progetto costerà tre milioni e mezzo di euro e il bando di partecipazione al concorso internazionale sarà pubblicato nelle prossime settimane. A finanziarlo saranno in gran parte fondi regionali.
Il passaggio, lungo un chilometro, è stato pensato esclusivamente per i pedoni, le biciclette e gli scooter e unirà il quartiere Magliana con San Paolo e l’ateneo di Roma Tre. Divieto assoluto di transito per le auto.
La “rivoluzione” riguarderà soprattutto la sponda San Paolo: via Parravano, infatti, diventerà semi-pedonale: per garantire un armonioso collegamento del ponte con il quartiere dell’Università sarà cambiata la viabilità, così una carreggiata sarà riservata alle macchine e al trasporto pubblico, l’altra invece permetterà ai pedoni e alle biciclette di passeggiare in totale sicurezza. E la strada potrà raggiungere direttamente il complesso universitario di Roma Tre.
“È un modo per legare una zona come Magliana, carente dal punto di vista delle strutture culturali con un quartiere come San Paolo, che grazie al complesso accademico, si è sviluppato in modo totalmente differente”, ha sottolineato l’assessore comunale alle Periferie Dante Pomponi.



Federico Boccadoro
La Piazza
Gennaio 2008

lunedì 17 dicembre 2007

Butinar: “Cosa volete che sia un'imitazione"




Sin da bambino si divertiva a riprodurre le voci dei personaggi di radio e televisione. Oggi ne imita più di cento. I cavalli di battaglia? Pizzul, Totti e Califano






Gigi Sabani è alla tv che sta imitando Enzo Tortora che conduce “Portobello” e Julio Iglesias che canta con la mano  destra poggiata sul petto. Il piccolo Gianfranco Butinar è lì, incollato davanti allo schermo, che osserva divertito e ascolta tutto con molta attenzione: gesti, movimenti del viso, espressioni verbali. Poi, di corsa, torna nella sua cameretta e, tutto da solo, inizia a ripetere lo sketch appena visto. Uguale, preciso, identico. è nata una stella? Si, proprio così, perché il “Buti”, conserva  la passione, il talento e l’istinto del buon imitatore per tutto il corso della sua adolescenza e oggi, poco più che trentenne, è considerato uno dei maggiori “one man show” del panorama artistico nazionale. “La mia carriera è nata così, dilettandomi a imitare qualunque persona avesse qualche caratteristica particolare. Dai personaggi della tv sono passato in breve tempo a ripetere e parodiare anche le persone più comuni, come mio padre, la maestra delle elementari, gli amici d’infanzia”.  Il “gioco”, nell’arco di pochi anni, si trasforma in una vera e propria professione, anche se molto attraente: “Mi è sempre piaciuto riuscire a intercalarmi nella psicologia dell’altro e, una volta centrato il personaggio, è molto semplice riuscire ad assomigliargli in maniera quasi perfetta. Ho sempre usato questo sistema da autodidatta, anche perché non esistono scuole per imitatori”. Nel 1995, mentre la sua carriera comincia a delinearsi sempre più, Gianfranco vince il premio “Alighiero Noschese” riservato agli imitatori più bravi, e inizia parallelamente a realizzare spettacoli teatrali e a lavorare alla radio e in tv. La sua grande passione per lo sport (e per il calcio in particolare), lo portano inevitabilmente a “specializzarsi” in personaggi di questo settore: celebri diventano le riproposizioni delle voci storiche di programmi sportivi come “Novantesimo minuto” e “Tutto il calcio, minuto per minuto”. “Per questo devo molto a mio padre – afferma –, che tutte le domeniche teneva la radiolina e la televisione sempre accesa. Tra i miei personaggi preferiti c’è il “capitano” Totti e, soprattutto, il telecronista Bruno Pizzul che considero un po’ il mio cavallo di battaglia, con le sue mitiche frasi inventate e i memorabili intercalari durante le partite della Nazionale”. Tra i “pezzi forti” dei suoi spettacoli teatrali, una citazione di riguardo spetta necessariamente a Franco Califano, fiore all’occhiello tra le sue imitazioni e autentico amico anche nella vita. “Per me il ‘Califfo’ è un fratello maggiore – dice quasi commosso –  una persona fantastica con la quale ho condiviso tanti bei momenti di quotidianità e che nelle mie esibizioni ripropongo sempre con molto orgoglio”. Nell’ultimo spettacolo intitolato “Siamo tutti nella stessa voce”, non mancano le imitazioni di cantanti famosi (un ascetico Renato Zero, un ispirato Francesco De Gregori e un ondeggiante Vasco Rossi), ma nemmeno quelle più pregne di satrira politica (un inquietato Romano Prodi e uno sfiancante Oscar Luigi Scalfaro). Per Butinar, il 2008 sarà un altro anno importante dal punto di vista artistico: oltre a un nuovo spettacolo che s’intitolerà “Arte d’identità” la cui prima è prevista per il 9 febbraio all’Auditorium del Massimo, è in carniere anche uno spettacolo televisivo e altre apparizioni a varie trasmissioni. Insomma, se vi capita di avere la tv accesa e siete convinti di ascoltare un personaggio che vi parla, fate molta attenzione: potrebbe essere una delle oltre cento imitazioni del piccolo, ora grande, Gianfranco Butinar.

Federico Boccadoro
La Piazza
dicembre 2007

venerdì 14 dicembre 2007

"Arti & Mestieri": mercanti in Fiera


La mostra-mercato, alla sua seconda edizione, ha puntato l’attenzione sui prodotti enogastronomici di qualità

Conciatori, vasai, falegnami, orafi, ricamatori e ceramisti, ma soprattutto gli artigiani del bere e del mangiare si sono dati appuntamento alla nuova Fiera di Roma in via Portuense per la seconda edizione della kermesse “Arti & Mestieri Expò 2007”, una tre giorni di tradizione e creatività. La rassegna, che nella stagione d’esordio registrò la presenza di quattrocento maestri artigiani e oltre centomila visitatori, quest’anno è stata suddivisa per aree tematiche, con zone adibite alle dimostrazioni di antiche arti e mestieri, altre alla realizzazione di prodotti sartoriali, altre ancora alla degustazione di prodotti enogastronomici. Ad “Arti & Mestieri” hanno partecipato artigiani provenienti da ogni parte della penisola, che hanno offerto un panorama completo delle professioni, passando dall’abbigliamento, all’arredamento, dall’oggettistica, all’oreficeria. Nel corso della manifestazione anche un premio dedicato alla “Maestria dell’Aria”, espressione con la quale gli antichi definivano il ricamare, consistita nella realizzazione di uno fra gli accessori più antichi e femminili del mondo: lo scialle. Inoltre, all’interno del progetto “AR come artigianato”, è stato approfondito il cammino di conoscenza e incontro, già iniziato nella prima edizione dell’esposizione, tra le diverse etnie, ponendo l’attenzione alle minoranze etnico-linguistiche presenti in Italia, con l’obiettivo di presentare le tipicità alimentari italiane ed estere in un contesto internazionale all’interno di uno dei più originali e innovativi quartieri fieristici del nostro Paese.


Federico Boccadoro
La Piazza
dicembre 2007

martedì 11 dicembre 2007

Quegli “Spacciatori di soldi" dalla Magliana



C’eravamo lasciati lo scorso anno con l’uscita dei “I dannati, i militanti e lo stregone” e già dopo dodici mesi segue questa nuova pubblicazione degli Uniplux, completamente rinnovati nell’organico (ovviamente tranne il leader cantante - chitarrista Fabio Nardelli ed alcuni collaboratori di studio,  suoi vecchi fedelissimi amici, tra cui spicca il tastierista Enrico Cosimi). Il nuovo lavoro si chiama provocatoriamente “Spacciatori di soldi”, e già il titolo la dice lunga sulle posizioni antagoniste del suo leader, che alterna la sua professione di psicoterapeuta Reichiano con quella di cantautore rock. I testi dei brani parlano ancora di problematiche sociali (la prostituzione minorile, la malattia psichica, lo strapotere delle lobby dei ricchi e dei potenti della terra che spacciano soldi, armi, droga e morte, lo schifo di questa società neocapitalista in cui siamo tutti, volenti o nolenti, costretti a vivere). Il tutto sotto la lente d’ingrandimento della  personale chiave di lettura di Nardelli che deve molto e paga pegno alle geniali intuizioni dei suoi maestri Reich, Marx, Castaneda e altri grandi pensatori del ’900. Da segnalare che Fabio Nardelli è impegnato nella costituzione della nuova associazione “No slappers” che ha come obbiettivo di dar visibilità ai gruppi indipendenti di Roma, autegestita dai musicisti stessi, cercando di uscire dall’ottica di mercato delle multinazionali discografiche, poco attente a valorizzare le risorse culturali dei giovani musicisti emergenti. Tutte le informazioni sull’associazione, sulla band e sul nuovo disco degli Uniplux si possono trovare anche in rete all’indirizzo web www.uniplux.com.

Federico Boccadoro
La Piazza
dicembre 2007

martedì 27 novembre 2007

Cara, vecchia Garbaland

“Per la mano augusta di S.M. il Re Vittorio Emanuele II l’Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale e l’Istituto delle case popolari di Roma con la collaborazione delle cooperative di lavoro ad offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale. Questo aprico quartiere fondano oggi”.



Con questa frase, riportata sull’epigrafe murata dell’edificio di piazza Benedetto Brin, veniva posta nel febbraio 1920 la prima pietra per la costruzione del primo rione “operaio” di Roma. Ottantasette anni di storia, Garbatella rappresenta senz’altro uno dei luoghi più significativi della città, dov’è possibile riconoscere ancora un’autentica tradizione popolare e tracce di eventi testimonianze legate alla seconda guerra mondiale, ai terribili anni del fascismo, alla Resistenza. Un patrimonio di democrazia che appartiene a un quartiere che storicamente ha vissuto queste realtà fin dalla sua origine.
Se i cortili, veri e propri punti di ritrovo eletti dagli abitanti, rappresentano uno degli elementi peculiari e più caratteristici del quartiere, le piazze della “città giardino” sono le aree nelle quali la dimensione metropolitana viene meno e le palazzine basse che le circondano, denominate lotti, appaiono come villaggi a misura d’uomo.
Una Roma diversa, dove il tempo sembra essersi fermato, che si piace così e che non vuole cambiare mai.

Federico Boccadoro
La Piazza
Novembre 2007

lunedì 26 novembre 2007

Nelle campagne dell'Accattone



Quattro giorni, tra incontri, film, spettacoli teatrali, mostre fotografiche alla biblioteca del Trullo in via Monte delle Capre e al teatro Arvalia in via Quirino Majorana, per ricordare Pier Paolo Pasolini a trentadue anni dalla sua scomparsa.

Questa l’iniziativa del Municipio Roma XV con il sostegno dell’assessore alla Cultura del Comune di Roma Silvio Di Francia, organizzata dal 22 al 25 novembre scorsi con l’intento di rafforzare un’identità culturale del quartiere, ieri periferia anonima e oggi centro aggregativo di etnie e culture diverse. Al Trullo Pasolini ambientò uno dei suoi film più celebri, “Uccellacci e Uccellini”, girato nelle campagne che circondano ancora il quartiere. è proprio in quelle campagne, sulla collina che da Montecucco arriva fino alla torre Righetti, si è svolta una passeggiata organizzata dall’associazione “Insieme per il Trullo” nel corso della serie di eventi culturali intitolata “Storie di vita”.
Al grande artista è stato inoltre dedicata una tavola rotonda intitolata “Pasolini e la periferia”, una mostra fotografica e una serie di proiezioni di alcuni celebri film tra i quali “Il Vangelo secondo Matteo” e “Mamma Roma”.
Due gli spettacoli teatrali in memoria del regista: una performance di Sarina Aletta sulla vita e l’anima del poeta, memoria dei testi poetici e testimonianze inedite di personaggi legati alla sua vita; “P.ianoforte P.er Pasolini”, andato in scena al teatro Arvalia, a cura di Gianluca Bottoni con Alessia Olivetti e brani accompagnati dalla musica al pianoforte di Francesco Paniccia.
Nel corso delle quattro giornate di eventi è stato lanciato anche un concorso letterario sul tema delle multietnicità che troverà il suo epilogo nel mese di novembre del prossimo anno.

Federico Boccadoro
La Piazza
Novembre 2007

martedì 23 ottobre 2007

Sergio Ciucci: “Io, stilista che regala sogni”

Pittura, arte figurativa, scenografia, costume, moda: questo il percorso professionale dello stilista romano famoso nel mondo, che con le sue creazioni trasforma ogni giorno un lavoro impegnativo in una favola.


Lo hanno definito “lo stilista pittore” perché la sua passione per la moda ha radici lontane nel tempo quando, ancora bambino, si divertiva a liberare la sua mano destra sopra una grande tela, nella quale esprimeva il suo amore per l’arte e la pittura.
Oggi, dopo un percorso professionale passato anche per la scenografia e il costume, il trentaseienne Sergio Ciucci potrebbe anche concedersi la definizione di “romano nel mondo”, visto che i suoi impegni sono distribuiti fra l’Italia e Parigi (dove attualmente è il responsabile di “Galliano”, la seconda linea donna dello stilista John Galliano, prodotta e distribuita da una holding italiana), ma anche a Tokio, in Giappone, è conosciuto per averci lavorato qualche anno fa.
“Ho iniziato a Parigi come assistente di Maurizio Galante. Facevo di tutto, raccoglievo anche le spille che cadevano a terra”.
La fatica, il sacrificio, l’attenzione e la cura per i minimi dettagli sono alla base del suo credo professionale: “Quando si lavora a certi livelli non esistono sabato e domenica e nemmeno momenti di pausa: ci si applica costantemente, si prova, si entra nel mondo degli ‘altri’ e si cerca di tradurre un’idea in un progetto da adattare alle esigenze della gente”.
La moda, le passerelle, un mondo incantato solo per chi lo vede dall’esterno, non per chi c’è dentro.
“Prima di una sfilata, dove in pochi minuti bisogna saper rappresentare nel migliore dei modi le tue idee a chi ti guarda, può succedere di lavorare anche per tre giorni di seguito, senza nemmeno dormire un attimo; per me la moda è un sogno e i sogni devono essere solo... sogni”.
Sul tema delle taglie trentotto, delle modelle anoressiche, tanto attuale negli ultimi tempi, Sergio ha le idee molto chiare: “Nel mio mondo l’anoressia esiste, ma se si arriva a tanto non è certo colpa della moda, casomai della società di oggi che impone l’apparenza come valore fondamentale; le modelle ‘vere’ mangiano e sono predisposte per le passerelle sin da bambine. Non nascondiamoci dietro la frase ‘è colpa degli stilisti’. Gli stilisti indicano la luna e molti, purtroppo, si soffermano a guardare il dito”.
La moda cambia, si trasforma repentinamente, crea, distrugge nell’arco di una stagione. Dove sarà diretta tra vent’anni?
“Ci stiamo dirigendo sempre più verso l’eleganza e la proporzione, anche se i maggiori mutamenti saranno determinati soltanto dalle trasformazioni del clima del nostro pianeta”.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
ottobre 2007

sabato 20 ottobre 2007

Teatro Arvalia, un'ottima annata


Sarà una stagione ricca di appuntamenti quella del nuovo teatro Arvalia, recentemente inaugurato lo scorso mese di dicembre


Quella che è appena cominciata è la prima vera stagione dello spazio culturale di via Quirino Majorana, dopo la breve parentesi delle opere messe in scena all’inizio dell’anno.
Rem&Cap, Serena Sinigaglia, Roberto Latini, l’Accademia degli Artefatti e tante altre compagnie e artisti, sono il fiore all’occhiello della programmazione di quest’anno, orientata verso il mondo multiforme e creativo dell’avanguardia teatrale.
“Sarà una stagione con una grande varietà di linguaggi sperimentali – ha dichiarato soddisfatta la direttrice del teatro Valentina Marcialis – orientati a coinvolgere quanto più possibile la popolazione che assisterà agli spettacoli”.
La stagione si è aperta con la coppia - simbolo del teatro d’innovazione italiano: Claudio Remondi e Riccardo Caporossi (Rem&Cap), ideatori e interpreti di uno spettacolo intitolato “Me&Me” che investiga sulle possibilità della messa in scena e del linguaggio.
Un classico per eccellenza andrà in scena a novemmbre (dal 20 al 25): il “Don Giovanni” è lo spunto per un nuovo adattamento della commedia di Molière, realizzato dalla compagnia L’Officina del Teatro e diretto dalla stessa Marcialis.
Dal 28 novembre al 2 dicembre sarà la volta de “L’Ambito” di Oscar Stuardo, una messa in scena che si avvale della parola così come di suggestive azioni fisiche per creare un’atmosfera aerea e surreale.
L’Accademia degli Artefatti presenta a dicembre (dal 4 al 9) un omaggio a Martin Crimp, tre lavori tratti dalle opere del drammaturgo inglese.
L’anno nuovo si apre con una rivisitazione dell’Otello: “Iago”, firmata e diretta da Roberto Latini (dall’8 al 13 gennaio 2008), che lui stesso definisce un “concerto scenico con pretesto shakesperiano per voce dissidente e musica complice”.
Dal 18 al 20 gennaio è poi la volta di Naira Gonzales, che presenta il suo monologo “Kronos Gelato” tratto da una poesia di Luca Calbot e dedicato allo scorrere del nostro tempo.
A febbraio (dal 7 al 10), va in scena “Come acqua”, realizzato dalla compagnia Muta Imago, un gruppo nato nel 2004.
L’ultimo appuntamento in cartellone è quello con il gruppo Teatro Sotterraneo che il 14 e 16 marzo presenterà due brevi performances: “Eko” e “Una tantum”.
Alla conferenza stampa di presentazione della nuova stagione era presente anche l’assessore alla Cultura del Comune di Roma Silvio Di Francia che si è detto entusiasta della programmazione del teatro del Quindicesimo: “Lo spettacolo a Roma sta tornando di grande moda; i recenti, entusiasmanti, dati lo stanno a dimostrare. Mi complimento con la direzione di questo bel teatro nella persona di Valentina Marcialis e mi auguro di poter assistere di persona a qualche rappresentazione nel corso dell’anno”.
Per il presidente del Municipio Roma XV Gianni Paris “gli spettacoli saranno di grande pregio artistico in un luogo culturale volutamente recuperato e restituito alla popolazione”.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
ottobre 2007

martedì 18 settembre 2007

Cartellone ricco, ma è allarme decoro


Presentata la stagione 2007-2008 del Teatro India


La stagione dell’India ha aperto ufficialmente i battenti il 3 ottobre con la prima nazionale, “L’innesto” di Luigi Pirandello per la regia di Monica Conti. Una stagione, quella che si appresta a vivere il teatro di Lungotevere dei Papareschi, ricca di appuntamenti, grazie alla programmazione di tre produzioni interne: “Qui comincia la sventura del signor Bonaventura”, spettacolo sulle strisce di Sergio Tofano diretto da Marco Baliani (dall’8 al 19 novembre), “Ritter Dene Voss”, regia di Piero Maccarinelli (dal 6 novembre al 2 dicembre), “E la notte canta”, regia di Valerio Binasco (dal 13 maggio all’8 giugno del 2008).
a tenere banco è tuttavia un allarme lanciato nelle scorse settimane da Piergiorgio Benvenuti, capogruppo di An alla Provincia di Roma e responsabile del dipartimento Sicurezza di An per il Lazio, che in una nota evidenzia problemi di decoro a seguito dell’insediamenteo abusivo di centinaia di extracomunitari accanto all’ingresso secondario del teatro, abitualmente utilizzato come accesso per i diversamente abili e gli attori. Nella nota Benvenuti sottolinea come “sono state già numerose le segnalazioni inoltrate alle istituzioni dai cittadini del quartiere, ma ancora nessun provvedimento sia stato posto in essere per garantire la sicurezza dello spazio culturale, degli operatori, degli utenti e dei cittadini del quartiere Marconi, che lamentano negli ultimi tempi un incremento di reati come furti di auto, nei negozi e nelle abitazioni”. “A tal riguardo – prosegue Benvenuti – stiamo raccogliendo le firme di protesta fra i cittadini che presenteremo a breve al sindaco Veltroni ed al prefetto di Roma”.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
settembre 2007

giovedì 26 luglio 2007

La stagione di Simone

Simone Cristicchi, reduce dalla vittoria sanremese, si racconta: dagli insegnamenti umani di De André e Gaber, ai temi sociali a lui cari come le storie di matti e manicomi


Simone Cristicchi


Lettere, poesie, frasi insensate accennate su fogli stracciati, calligrafie “da prima elementare”. Documenti dimenticati negli archivi, volutamente mai giunti al destinatario e accuratamente allegati alle cartelle cliniche dei pazienti di un manicomio.
Il disagio mentale, i personaggi che trascorrono la loro vita a passeggiare su e giù per una corsia, l’emarginazione, diventano i segni inconfondibili di un unico discorso che Simone Cristicchi, trentenne cantautore romano nato nel popoloso quartiere Tuscolano, porta con sé nelle sue canzoni, rigorosamente d’autore. Margherita, Pipolo, Antonio, il Professore: sono loro i matti che Simone ha incontrato durante il servizio civile, ma anche i matti che noi tutti conosciamo, che ci vivono accanto e che spesso facciamo finta di non considerare.
“Chi è, oggi, il matto? Antonio, che è da quarant’anni chiuso in un manicomio o colui che, non accettando i limiti imposti dalla società, esprime senza barriere le proprie idee?”
Se lo chiede il Cristicchi trionfatore sanremese, mentre sul palco di un altro festival, quello del “Premio De André” alla Magliana, improvvisa, chitarra alla mano, “La domenica delle salme”, davanti agli occhi lucidi di Dori Ghezzi e applaudito da una platea accorsa lì tutta per lui.
“Per me è un onore immenso – rivela in confidenza – fare un omaggio a un grande artista, che per quanto mi riguarda è anche un grande amico. De André è stata una fonte di grandi insegnamenti dal punto di vista musicale e umano per il suo messaggio che ha portato; la sua coerenza è un faro illuminante per la crescita d’ogni cantautore”.
Quello di Simone, sin da bambino, è stato un grande amore per la canzone d’autore, soprattutto per quella italiana: “Se De André ha ‘spaccato in due’ la musica nostrana, non vorrei dimenticare altri grandi personaggi come Gaber, Battisti, Lauzi, Conte, Endrigo ed anche Battiato e Fossati, tutti maestri indispensabili per la mia crescita”.
La musica non deve essere un argomento per pochi e cantare in un quartiere periferico come la Magliana stimola Cristicchi più di ogni altra cosa: “Ritengo che ogni buon cantautore che si rispetti abbia il dovere di portare la musica in periferia. Le canzoni non devono mai assumere connotati elitari e la cultura dei quartieri è necessaria per la crescita di un’intera città”.
I racconti di Cristicchi aggiungono storie alle sue canzoni. “Centro d’igiene mentale” è la sua prima fatica editoriale che ci porta le testimonianze raccolte direttamente dal centro d’igiene mentale di Roma.
“L’opportunità di scrivere un libro mi ha aperto un nuovo mondo, mi ha dato la possibilità di liberarmi dalle regole imposte dalla sinteticità e dalla durata di una canzone e di raccontare dettagliatamente le storie che mi stavano più a cuore”.
“Centro d’igiene mentale” non è soltanto un libro, ma anche uno spettacolo teatrale che il cantautore ha presentato in tutta Italia durante la scorsa primavera e nel quale il tema del disagio mentale viene affrontato attraverso le voci di una galleria di personaggi che mettono continuamente in comunicazione una sensibilità esasperata e acuta con lo sguardo dello spettatore.
Cristicchi cantante, Cristicchi autore e adesso anche scrittore e attore. Non sorprendetevi se un giorno, come il suo matto amico Antonio, un giorno riuscirà pure... a volare.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
luglio 2007

venerdì 20 luglio 2007

Premio De André: ha vinto la musica

Grande successo di pubblico per la sesta edizione della kermesse diventata un appuntamento fisso in XV, atteso dai fedelissimi del cantautore genovese e dagli amanti delle parole d’autore.



Alla fine della sesta edizione del “Premio Fabrizio De André” c’è una sola vincitrice: la musica. Talmente alto è stato infatti il livello delle canzoni d’autore di questo festival che per la giuria, presieduta da Dori Ghezzi e composta da figure di spicco della pubblica amministrazione e del giornalismo, non deve essere stato per niente facile decretare i nomi degli assegnatari dei premi per le sezioni “miglior interprete”, “canzone d’autore” e “poesia”.
Al gruppo palermitano Cordepazze, formato da Alfonso Moscato (voce e chitarra), Michele Segretario (pianoforte e sintetizzatori), Giacomo Di Cara (basso elettrico), Vincenzo Lo Franco (batteria e percussioni), Francesco Incandela (violino) e Davide Severino (tromba), la giuria ha assegnato il premio per il “miglior interprete”, mentre i forlivesi Jang Senato (Gulma alla voce e archi finti logan, Alfredo Nuti alle chitarre, Lollo al piano elettrico e synth, Filippo Mosconi al basso e Mocambo alla batteria e loops) sono stati premiati come “miglior canzone d’autore” e si sono aggiudicati anche la targa Rockol.it, consegnata dal portale della musica italiana che ha dedicato ampio spazio alla manifestazione.
Per quanto riguarda la sezione “poesia”, il premio è andato a Ivan Fedeli con la poesia “Voci e giorni del Giordano allenatore”, declamata nel corso della serata conclusiva da un appassionato e coinvolgente Dario Salvatori.
La sesta edizione del “Premio Fabrizio De Andrè” è stato un successo indiscutibile sotto il profilo della partecipazione cittadina: alla Magliana, nell’ampio spazio a disposizione della piazza intitolata al cantautore genovese scomparso nel 1999, si è registrata una folta affluenza di pubblico proveniente non solo dalle case circostanti, ma anche da altre zone periferiche della città; segno evidente che manifestazioni di questo genere, realizzate in luoghi suggestivi come piazza De André e organizzate in maniera impeccabile per quanto concerne la scelta degli artisti, tendono ad avvicinarsi sempre più alla gente comune, pur mantenendo un aspetto artistico marcatamente d’autore.
Accanto ai musicisti e poeti emergenti, anche quest’anno la kermesse è stata caratterizzata dalla partecipazione di grandi ospiti della musica italiana: Banda Arvalia & Aida Satta Flores, Nielsa, Riccardo Sinigallia, Agricantus, Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio, Peppe Voltarelli, Antonella Ruggiero, Giovanni Nuti, Sud Express, Mariano Deidda, Ginevra Di Marco, Parto delle Nuvole Pesanti e Simone Cristicchi hanno portato la loro musica sul palco di piazza De Andrè. Insieme a loro, anche il giovane e talentuoso attore Ivan Bacchi, il comico cantautore Andrea Rivera, che si è distinto per la sua satira ficcante e intelligente e il giornalista Dario Salvatori, che nel corso delle tre serate sono intervenuti in qualità di lettori d’eccezione delle poesie in concorso.
Anche il presidente del Municipio Roma XV, Gianni Paris, si è dilettato (con eccellenti risultati) a salire sul palco e a interpretare, chitarra in spalla e voce vibrante, un brano di De André.
Peccato soltanto per il forfait dell’ultimo minuto di Edoardo Bennato che, a causa di un’indisposizione, ha dovuto disertare la manifestazione, rimandando la sua presenza alla prossima edizione.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
luglio 2007

sabato 5 maggio 2007

"Si fa presto a dire amare"


Il celebre psichiatra: “Non ho scritto un libro sull’amore in sé, ma su come educare le nuove generazioni ad esso, in una società che sempre più insegna intrinsecamente il disimpegno sentimentale”


La sala grande della biblioteca di Corviale, già un’ora prima del suo previsto arrivo, era gremita in ogni posto; Paolo Crepet, il noto psichiatra e scrittore, si è presentato con una puntualità svizzera, concedendosi da subito alle numerose domande delle scolaresche presenti e degli adulti interessati ad ascoltare i temi della sua ultima fatica editoriale intitolata “Sull’amore”.
Un libro che parla di innamoramento, gelosia, eros, abbandono, di cosa significhino questi sentimenti e di quanto sia difficile riconoscerne l’importanza nella società di oggi.
Senza quasi rendercene conto, “siamo diventati degli ‘analfabeti affettivi’, dalle vite emotivamente superficiali”.

Sul libro
“Questo - ha esordito l’autore - non è un libro che tratta d’amore in sé, ma su come educare i giovani ad esso, a maggior ragione in una società come quella che viviamo, dove si insegna esclusivamente il disimpegno sentimentale”.

Sull’eros
“L’eros non significa indossare un abito firmato o un paio di slip provocanti; l’eros è soprattutto non essere ripetitivi nella vita, variare le situazioni di vita reale in modo da non cadere nella monotonia”.

SuI GIOVANI
“I giovani sono quelli nelle condizioni migliori per rovesciare questo stato di monotonia. Quello che mi spaventa di un ragazzino è che sia conservatore come un anziano; quando si è giovani bisogna essere rivoluzionari, cambiare e sentire la necessità di modificare le cose che non funzionano; se un ragazzo a diciotto anni accetta tutto ciò che c’è, così come viene, è malinconico”.

Sull’amore virtuale
“Non è un amore negativo, come molti credono, perché permette comunque di esprimersi con un interlocutore, pur immedesimandosi in quello che non si è. Nella realtà è spesso la mancanza di comunicazione a determinare la fine di un rapporto coppia”.

Sulle coppie di fatto
“A chi mi chiede se un’eventuale bocciatura della legge sui ‘dico’ è paragonabile a ciò che sarebbe potuto accadere trent’anni fa se non fosse passato il referendum sull’aborto, rispondo che oggi siamo maggiormente tutelati da leggi già in vigore; allora, saremmo tornati indietro di due secoli”.

Sulla conflittualità
“La conflittualità tra due persone è fatta soprattutto di un accumulo di piccolezze e può essere costruttiva o distruttiva: nel primo caso ci può essere un ritorno all’amore, nel secondo, sono soprattutto le parole a pesare come macigni e a provocare una lenta, inesorabile rottura”.

Sull’abbandono
“Sessant’anni fa non ci si lasciava, perché altrimenti si generava una catastrofe familiare. Oggi i tempi sono cambiati, la donna è molto più indipendente e siamo tutti più preparati alla sopportazione di un abbandono”.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
del 30 aprile 2007