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domenica 23 settembre 2007

Portuense, quando il sangue si fa amaro

“Il deficit sanitario? Vogliono risanarlo a spese di noi cittadini”.
Laboratori convenzionati in fermento: “Se non si troverà presto un punto d’accordo saremo costretti a tagli dolorosissimi”





Il piano di rientro del deficit nel comparto sanitario lasciato in eredità dal passato e approvato nei mesi scorsi dalla Regione Lazio sta provocando evidenti ripercussioni anche nei poli sanitari del Quindicesimo. Il quadro che si manifesta nei centri assistenziali è quanto mai preoccupante: gli ambulatori delle Asl e quelli ospedalieri gremiti quotidianamente di pazienti che si sottopongono a visite e analisi (con il serio rischio che il piano di riduzione delle liste di attesa resti, al momento, un’aspirata utopia) e laboratori di analisi convenzionati desolatamente deserti, costretti in un’apnea finanziaria che sta provocando ricadute negative sull’occupazione degli stessi medici e impiegati.
“Il deficit sanitario? Vogliono risanarlo a spese di noi cittadini – dichiara Mario Bernacci, in coda dalle prime ore dell’alba presso il San Camillo per effettuare un semplice prelievo del sangue –. Questa situazione è diventata insostenibile: come possono persone allettate o molto anziane, donne con gravidanze a rischio raggiungere le strutture pubbliche, spesso molto distanti dalle zone in cui vivono?”.
Mentre nelle Asl e negli ospedali della zona è caos, nei laboratori convenzionati è calma piatta, forse persino eccessiva.
“Stiamo lavorando da diversi mesi in condizioni di assoluta incertezza e precarietà – mette in guardia il dottor Aldo Anastasi, titolare di due moderni ed efficienti laboratori di analisi cliniche al Portuense e a Monteverde –. Da oltre trent’anni, dal 1975 per la precisione, i nostri centri rappresentano un punto di riferimento per gran parte della popolazione residente nei nostri quartieri. Da sempre garantiamo ai nostri pazienti puntualità, impegno e funzionalità, grazie agli investimenti compiuti nel tempo che ci hanno permesso di lavorare ottenendo risultati al limite della precisione. Purtroppo, la situazione che si è andata a verificare negli ultimi mesi, sta compromettendo seriamente tutto questo, tanto che se non si troverà un punto d’accordo con le istituzioni, saremo costretti a una riduzione dei costi che, inevitabilmente, andranno ad incidere sulle prestazioni e sugli stessi addetti ai lavori, con tagli che diventerebbero dolorosi ma necessari”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è l’opinione del dottor Antonio Mastrostefano: “Le limitazioni imposte dalle disposizioni diffuse dal piano di rientro del deficit sanitario della Regione Lazio implicano disagi forse non adeguatamente considerati dal legislatore: molti pazienti hanno ad esempio molte difficoltà a raggiungere le strutture pubbliche, la cui diffusione sul territorio appare tutt’altro che capillare. Le istituzioni competenti indicano come struttura dedicata il Cad (Centro assistenza domiciliare), omettendo però di avvertire che, per le difficoltà di attivazione dovute a carenza di personale, non è sempre disponibile tempestivamente. I pazienti hanno ancora le idee confuse e chiedono le motivazioni di questa situazione, il perché i mass media non hanno dato risalto al problema, quando e se tornerà tutto ‘come era prima’. Molti si sentono addirittura privati della libertà di scegliere la struttura più idonea alla cura della propria salute, soprattutto quando tale scelta era già maturata sulla base della fiducia acquisita a seguito di anni di frequentazione di un centro medico”.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
settembre 2007

giovedì 5 luglio 2007

Se lo screening è preventivo

L’Asl Roma D rivolge l’attenzione alle pazienti dai 25 ai 64 anni con un programma di monitoraggio dei tumori al collo dell’utero

Sulla base dei dati in possesso nel registro dei tumori di Latina, riferiti al 2004, sono 3600 i casi di tumore del collo dell’utero che si verificano ogni anno in Italia (di cui oltre un terzo conducono al decesso della paziente), mentre nel Lazio ci sono circa 19 nuovi casi all’anno ogni centomila donne nella fascia d’età 25-64. La mortalità per tumore del collo dell’utero è definita “evitabile” perché mediante il pap test è possibile identificare ed eliminare le lesioni prima che evolvano in tumore invasivo. Tale attività è pertanto tra i pochi interventi preventivi sanitari ad elevata e dimostrata efficacia.
In questo contesto l’iniziativa “Un minuto per te” è il programma di prevenzione del tumore del collo dell’utero che l’Asl Roma D rivolge alle donne dai 25 ai 64 anni residenti nei municipi di riferimento, effettuato sulla base delle linee guida europee e dal piano oncologico nazionale che raccomandano un controllo da eseguire ogni tre anni. Le donne interessate dal progetto riceveranno una lettera indicante luogo, giorno e ora dell’appuntamento per effettuare l’esame pap-test presso il consultorio familiare più vicino alla loro residenza. Saranno così inserite nel programma di screening che si potrà ripetere gratuitamente ogni tre anni.
Nel 2005 sono state invitate 12.778 donne. Globalmente l’azienda ha raggiunto, con lo screening citologico spontaneo e organizzato, il 26.6% della popolazione bersaglio (57.000 donne anno). Tra la popolazione invitata sono stati eseguiti 1892 esami (15 %).
Nelle scorse settimane alcune consigliere del Municipio Roma XVI e le operatrici dell’Asl si sono recate di persona presso i mercati rionali di Massimina e San Giovanni di Dio, per sensibilizzare le frequentatrici sull’importanza che i controlli preventivi rivestono per questo tipo di malattia.


INTERVISTA AL DOTTOR GIANCARLO PETRICONE, RESPONSABILE DELLO SCREENING

Tutti i vantaggi del pap test

Il dottor Giancarlo Petricone è il responsabile dello screening citologico dell’Asl Roma D. Con lui abbiamo chiarito alcuni punti salienti del progetto “Un minuto per te”, il programma di prevenzione del tumore del collo dell’utero.

In cosa consiste lo screening di popolazione che state effettuando nei vostri quartieri di riferimento?
“Sono procedure di monitoraggio che effettuiamo su una fascia predeterminata della popolazione residente e consistono in un’offerta attiva di un pap test eseguito ogni tre anni su pazienti d’età compresa fra i 25 e i 64 anni”.

Come avviene in dettaglio la procedura?
“Le pazienti verranno invitate per mezzo di una raccomandata nominale ad un appuntamento presso il consultorio di zona per effettuare un pap test gratuitamente e attivare lo screening che avrà un ciclo ogni tre anni. In caso di difficoltà a rispettare il giorno e l’ora prefissati è possibile modificare l’appuntamento telefonando semplicemente al numero verde 800634634 che fisserà un nuovo incontro”.

A cosa serve, nello specifico, il pap test?
“Il pap test permette di svelare con anticipo la presenza di alterazioni cellulari al collo uterino prima che queste scaturiscano un neoplasia, ovvero in un tumore invasivo. Tali alterazioni hanno nel tempo un’evoluzione particolare: possono progredire in vari livelli di gravità o possono avere una remissione spontanea. In un pap test che risulta positivo possiamo evidenziare il tipo di alterazione e il livello di gravità, in modo da poter successivamente effettuare ulteriori approfondimenti come l’esame colposcopico, ovvero una visualizzazione macroscopica molto dettagliata dell’alterazione e confermare la diagnosi del pap test, tenendo la donna sotto osservazione per i successivi due anni con un pap test ogni sei mesi”.

Chi sono le persone incaricate ad effettuare il pap test presso i consultori del territorio?
“Le pazienti che si sottoporranno al controllo possono stare molto tranquille: si tratta di personale altamente qualificato e formato apposta per questo tipo di prelievi. Molto importanti sono i controlli incrociati di qualità che effettuiamo sui vetrini dei test grazie all’ausilio e alla competenza del personale dell’ospedale ‘Grassi’ di Ostia” Tutte le procedure seguono le raccomandazioni imposte dalle linee guida europee, compresi i risultati che verranno inviati a casa in pochi gioni mediante una lettera riservata e personale”.


Federico Boccadoro
"La Piazza"
del 30 giugno 2007

domenica 15 aprile 2007

Nasce lo sportello "salvamamme"


In concomitanza con la festa della donna dello scorso 8 marzo, presso l’edificio dell’ex pronto soccorso dell’ospedale San Camillo - Forlanini, è stata inaugurata ufficialmente la “casetta salvamamme”, un’iniziativa promossa dall’associazione “Diritti civili nel 2000” e patrocinata dalla Provincia di Roma e dalla Regione Lazio.
La casetta salvamamme sarà d’ora in poi un luogo d’incontro presso il quale madri in difficoltà, prive di sostegno o di famiglia, potranno essere ricevute e aiutate dalle operatrici e dalle volontarie.
Il centro, che nasce all’interno dell’ospedale che ha concesso gratuitamente gli spazi, rappresenta il punto d’arrivo di un progetto decennale che ha avviato campagne di sensibilizzazione e di informazione sul cosiddetto “parto in anonimato”. Una storia lunga, nata nel 1992 dai cuori in rivolta di fronte al ritrovamento di tanti neonati vivi o morti: così è sorto un comitato che si proponeva di lanciare una parola di salvezza a madri disperate.
Al progetto partecipano numerosi enti e associazioni, primi fra tutti “Rotary club Roma sud est” che collabora con attività di servizio e reperimento di beni e proseguirà anche in questa sede la linea di aiuto e sostegno a mamme e bambini in difficoltà e l’Onilfa (Osservatorio nazionale per l’imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura) che si occupa di fornire un’alimentazione ottimale alle mamme.
I servizi di sostegno sono tutti gratuiti: si va dalla consulenza psicologica per l’accoglienza alla consulenza pediatrica sui problemi igienici, di prevenzione e di alimentazione. Inoltre è possibile ricevere anche una consulenza ginecologica per confrontarsi sui dubbi relativi alla gravidanza e al parto, una consulenza legale e di orientamento burocratico e la fornitura di indumenti per l’infanzia nuovi e seminuovi.
Gli operatori e i volontari sono stati accuratamente formati durante corsi effettuati da uno staff di lavoro costituito da studiosi ed esperti di consolidata esperienza nel sociale.
Il “Club salvamamme” non è un ente di beneficenza, ma mira alla promozione della persona.
L’aiuto concreto che viene dato favorisce il superamento delle difficoltà immediate per consentire a chi si rivolge a noi di poter affrontare in autonomia il futuro. L’associazione utilizza i finanziamenti per canalizzare, organizzare e fare da lievito alle risorse di volontariato che, sollecitate, producono un’ingente quantità di beni (cibo, indumenti, prodotti, e così via). Solo così si può venire incontro ad un’utenza ampissima e moltiplicare dieci volte ciò che si è ricevuto.
Come detto, la nuova struttura nasce all’interno dell’azienda ospedaliera del San Camillo - Forlanini, considerato il centro regionale di maggior rilevanza nel campo della maternità e della neonatologia.

Federico Boccadoro
"La Piazza"
del 30 marzo 2007